Social Media: “L’ultima ruota del carro” del marketing cinematografico

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49382Un paio di settimane fa, sono stato al cinema a vedere il film di Giovanni Veronesi, L’ultima ruota del carro, con Elio Germano. Tornato a casa, ho cercato la pagina Facebook dedicata al film e ho trovato proprio quello che sospettavo: un’assente strategia di Social Media Marketing.

Intendiamoci, non ho assolutamente la pretesa di insegnare niente a nessuno, però, secondo me, il film poteva avere notevoli possibilità atte a sfruttare le potenzialità dei Social. Probabilmente, alla resa dei conti, il misero incasso del film (1.800.231 euro, al 29 Novembre: fonte Mymovies) non sarebbe salito oltremodo. O forse sì.

È ormai risaputo che una buona strategia di Social Media Marketing, marketing cinematografico in questo caso, debba affiancare le attività online a quelle offline (magari migliore di quella della locandina del film, in cui la fan page è talmente minuscola da doversi mettere un occhio in mano!).

Partiamo da una certezza: Giovanni Veronesi è un twittatore incallito (guardare per credere: twitter.com/gioveron), anche se non sembra aver compreso, dopo oltre 6000 tweet, la grammatica di Twitter (l’hashtag, ad esempio, è un oggetto misterioso). O forse semplicemente non è interessato a rispettarla.

Detto questo, il giorno prima dell’inizio delle riprese (il 26 Settembre 2012) twitta:

A questo punto, mi chiedo: Perché Veronesi tiene una specie di diario giornaliero su Twitter e la stessa cosa non viene fatta dal marketing della Warner Bros, produttrice del film assieme a Fandango? Un’altra certezza è data dalla trama del film che narra, attraverso un arco temporale che va dagli anni Sessanta ad oggi, la storia di Ernesto Marchetti, un uomo qualunque che, pur alternando diversi mestieri, resta legato ai valori semplici come la famiglia, l’amicizia e l’onestà.

Dato che la timeline di Facebook consente di raccontare eventi correlati temporalmente al passato, perché la Warner non si è preoccupata di sfruttarla creando una specie di curriculum dettagliato della vita di Ernesto Marchetti, alias Elio Germano? Simili esempi di storytelling ce ne sono molti su Facebook: dalla pagina Barack Obama a quella del New York Times.

Ad Ottobre di quest’anno, Veronesi twitta:

Una campagna di Pay With A Tweet era troppo fantascientifica? Visto che le case discografiche e cinematografiche son sempre pronte a lamentarsi per la pirateria online, perché non condividere la canzone gratuitamente, ricavandone però qualcosa di utile? Pay With a Tweet, ricordiamolo, è un’applicazione che obbliga le persone a retweettare la pagina del download prima di scaricare il file.

Questo significa che gli utenti pagano il prodotto con la condivisione, facendo pubblicità al tuo prodotto. Perché foto scattate dal fotografo di scena non sono state modificate e veicolate su Instagram, che ricordiamolo è stato acquistato da Facebook? Tra l’altro, ad oggi, non ho ancora ben capito dove vadano a finire la maggior parte delle foto di scena, se non nell’archivio del produttore.

Perché viene pagato qualcuno che si occupi del backstage e poi il prodotto finale viene solo inserito tra i contenuti speciali del DVD, quando i contenuti video sono quelli che vanno per la maggiore sui Social? Perché non è stato contattato un blogger di richiamo, un opinion leader (Macchianera, ad esempio) che, magari, si occupasse di tenere un diario giornaliero delle riprese, meglio ancora se ironico?

In questo caso, il diario poteva anche essere pubblicato post-riprese. Se non altro, per altri due mesi, la pagina Facebook avrebbe avuto contenuti nuovi. Perché non si sono preoccupati di raccogliere dai membri della troupe (che solitamente sono una cinquantina) i loro ricordi, i momenti significativi del film? Avendo lavorato sui set, so che un truccatore si esalta nel momento in cui deve invecchiare un attore. Veronesi, nei suoi tweet, parlava spesso del capomacchinista, il “Marinarese”:

Non vi verrebbe voglia di sentirlo parlare dal vivo e magari ascoltare un suo ricordo del film?

Ne ho menzionate solo alcune, ma di possibilità social ve ne erano molte altre. Mi rendo perfettamente conto che non sia tutto così facile come a dirsi. Tanto per cominciare, le riprese del film sono cominciate a fine Settembre del 2012 (e terminate a fine Novembre 2012) e il film è uscito in sala a Novembre del 2013, quindi un anno dopo la sua realizzazione. Dietro lo slittamento non ho mai capito quali logiche vi siano. Quindi, mi rendo conto che sia dura tener viva una pagina FB per quasi dieci mesi, senza poter, di fatto, proporre nuovi contenuti.

E mi rendo conto che il film non è certo Harry Potter o Hunger Games, che non ha alle spalle un romanzo di successo planetario e non fa parte di una serie di film con lo stesso protagonista. E’ un prototipo, pertanto è dura poter catturare un pubblico se che questi conosca il prodotto.
Però… elementi di attrazione ce n’erano: Elio Germano (uno degli attori più amati dalle ragazzine e più apprezzato), Alessandra Mastronardi (tanto da avere addirittura un fan club in rete), Maurizio Battista e lo stesso Giovanni Veronesi.

La prossima volta parlerò del film Fuga di cervelli.

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Stefano Bucci

Stefano Bucci

Laureato in Scienze della Comunicazione e appassionato di cinema italiano, con alcune esperienze sui set cinematografici e un libro all’attivo. Inizio il mio percorso nel mondo web e social nel 2012. Sogno: coniugare le strategie di web marketing con la promozione di film indipendenti. Facebook, Linkedin, Twitter
Stefano Bucci

@StefanoBucci85

#SocialMedia addicted - appassionato di #webmarketing - Laurea in SdC - stage nel mondo del cinema - Scritto libro su #FrancescoNuti - I like comedies
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Stefano Bucci
  • Guglielmo Cornelli

    Ciao Stefano,
    disamina interessante considerando la deriva che il cinema ha raggunto (i prossimi anni saranno anche peggiori).

    Mi chiedo se lo spirito da bottegai di noi italiani, prima o poi, finirà inevitabilmente di portarci a qualcosa di buono, purché (come in questo caso) le cosa vengano lasciate gestire a professionisti e non fatte in casa, in totale e incosciente autogestione.

    • Stefano Bucci

      Ciao Guglielmo,

      intanto, grazie mille per aver letto l’articolo e per averlo trovato interessante.
      Purtroppo
      il cinema non è la TV, che privilegia una produzione fiction di tipo
      seriale, pertanto ciascun prodotto è sempre un prototipo e, in quanto
      tale, è difficile catturare l’attenzione su una cosa che nessuno conosce
      (tranne nel fortunato caso in cui il film sia un remake, un sequel o
      tratto da un libro di successo).
      L’unico
      prodotto cinematografico seriale che abbiamo in Italia è il
      cinepanettone (o film di Natale). Ma anche alla Filmauro mi pare che non
      abbiano compreso le potenzialità o, quantomeno, come usare i social.

      Purtroppo, hai ragione a parlare di “spirito da bottegai”, e questo è soprattutto lo spirito di coloro che dettano le direttive.
      Sono
      in pochi ad aver compreso come sfruttare la rete e i social. Un esempio
      intelligente è quello PIF che ha invitato i fan a realizzare un promo
      del film “La mafia uccide solo d’estate”, rilasciando un hashtag uguale
      per qualsiasi social, in modo tale che i video degli utenti possano
      essere rintracciati più facilmente.
      Non ci vorrebbe molto, eppure…

      • Guglielmo Cornelli

        figurati, é un argomento che mi sta particolarmente a cuore e la tua spontaneità nello scrivere il post, mi ha trovato d’accordissimo!! :)

        Si, basterebbe veramente poco: un hashtag é veramente l’ ABC per l’ utilizzo (ad esempio) di Twitter; ma pensa anche alle board di Pinterest che si adatterebbero PERFETTAMENTE a raccontare storie e a condividere momenti particolarmente importanti del “dietro le quinte”.

        Conosco persone che per venire in possesso di informazioni dettagliate e risapute a pochi di un film, farebbero carte false: un racconto, un aneddoto, una curiosità, una foto strappata al camerino, l’ idea sulla nascita di un personaggio del film ….

        Come hai detto Instagram, ma anche una pagina Fan su Facebook, epr coinvolgere la community di persone e tenerle aggiornate in tempo pressoché reale …. incredibile!!

        Qui le possibilità sarebbero infinite, perché la gente comune avrebbe la possibilità di “interagire” con le star! Pazzesco quello che lasciano per strada.

        In merito a Pif, proverò a controllare, potrebbe essere il primo esempio “centrato” di utilizzo dei socia (in Italia) :))))

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