Editoria 2.0 e le nuove professioni del web: intervista a Giulio Xhaet

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Giulio-Xhaet | TransmediadaysHo avuto la fortuna di conoscere Giulio Xhaet nel marzo di quest’anno al Job Meeting di Torino. Nel programma delle conferenze avevo adocchiato, per l’appunto, quella sulle nuove professioni del web, chiedendomi se dopo la deprimente trafila fra gli stand avrei finalmente assistito a qualcosa di realmente interessante.

Ebbene, è stato uno di quei momenti in cui importanti pezzi del puzzle iniziano a comporsi e a permettere di intravedere una forma. A fine conferenza ho preso il libro Le Nuove Professioni del Web (scontato grazie a un tweet) e l’ho letteralmente bevuto. Da allora abbiamo mantenuto i contatti fino ad arrivare a questa ricca e interessantissima intervista per transmediadays.com.

Buona lettura e grazie a Giulio Xhaet, docente e coordinatore, tra le altre cose, per la Business School del Sole 24 Ore e per la prima edizione della Ninja Digital Factory.

Durante la settimana della comunicazione a Milano hai moderato un incontro dal titolo: Editoria 2.0: Autori, Editori & Startupper Letterari. Quali temi sono emersi? Su cosa dovrebbe focalizzarsi questa nuova forma di editoria?

Per quanto riguarda i ruoli nell’editoria siamo in un momento difficile ma non drammatico. Sempre più spesso bravi autori riescono a emergere anche senza una vera spinta editoriale. Il fatto è che ormai i buoni contenuti li hanno in tanti ma ciò che fa la differenza è l’avere in mente un bel progetto e saperlo comunicare. I ragazzi stessi che si propongono come autori o creatori di contenuti – e questo è emerso durante l’evento – oggi come oggi devono essere assolutamente in grado di sporcarsi le mani, di creare una community intercettando dell’interesse verso un proprio progetto editoriale, ad esempio un blog o un libro.

Non è più sufficiente inviare a un editore il proprio manoscritto ma è necessaria un’idea strutturata sul perché quel prodotto potrebbe effettivamente interessare, quale sarebbe il target di riferimento e quali sono gli step che io, autore, posso fare per supportare l’editore nel percorso verso il successo editoriale. L’editore non ha la forza per spingere tutti alla stessa maniera quindi investe su ciò che sembra avere più potenziale o che riesce a creare autonomamente più interesse.

Capita tantissime volte che autori promossi da grandi realtà come Mondadori o Feltrinelli ottengano pochissima promozione proprio per questa incapacità di dinamismo dell’autore stesso da cui, alla fin fine, dipende gran parte dell’effettivo successo. Quella di oggi è una visione un po’ fighetta dell’autore: non c’è più alcuna barriera d’entrata, tutti possono scrivere e mettersi in gioco. Benissimo. Allora non basta più creare soltanto ottimi contenuti se non si sa come promuoverli e farli emergere.

L’editoria 2.0 apre indubbiamente a nuove figure professionali. Quali sono, quali saranno e quali, tra quelle di oggi, non sopravviveranno?

Digital Media Tree - TransmediadaysSecondo me nell’editoria una figura tra l’editore e l’agente letterario diventerà obsoleta. Ho avuto la fortuna di collaborare recentemente con la Luigi Bernabò Associates, un’agenzia letteraria fatta di persone competenti e appassionate. Anche loro stanno cercando di riqualificare il loro lavoro con un progetto che si chiama Òbooks, dove si dà un’interessante possibilità ai giovani autori: l’agenzia seleziona i testi da produrre in formato elettronico e li mette in Òbook, una sorta di limbo in cui viene data la possibilità del self-publishing attraverso i più importanti e-book store. Se l’autore riesce a spingere bene questa opportunità e a creare interesse, l’agenzia si propone di scegliere un editore per pubblicare l’opera.

Gli editori stessi potrebbero fare qualcosa di simile e capire se con tutti i mutamenti sociali, in particolar modo nel digitale con blog e Social Media, tutta la filiera editoriale non debba essere rivista e ridimensionata lasciando molto più spazio all’autore stesso e alla sua auto-promozione intervenendo a supporto soltanto in un secondo momento. Resta il fatto che il controllo sulla qualità rimane imprescindibile: non basta avere tanti amici. Per questo motivo non credo che in futuro si arriverà mai a dire “non c’è più bisogno delle casi editrici”.

A proposito di nuove professioni. Il tuo libro per Hoepli, Le Nuove professioni del web, prende il nome da un progetto di formazione itinerante che tu e il tuo team state portando in tutta Italia. Come è nata questa startup e, ad oggi, cosa è diventata?

Le Nuove Professioni del Web è nata da un’esigenza che mi ha spinto a portare tutta la formazione che stavo facendo sotto il cappello delle nuove professioni digitali, argomento di cui non si era ancora parlato per come la vedrei io: ovvero quali sono i ruoli, le attitudini e i talenti. Ho deciso così di rincorrere la Hoepli proponendomi di scrivere un libro su questo tema. Ho preparato un progetto che si è poi rivelato un po’ al posto giusto nel momento giusto e da lì è nato il libro che è un lasciapassare molto forte per tante altre cose, una sorta di certificato di qualità. Questo, insieme ad attività parallele quali consulenza e formazione, ci ha portato ad ampliare contatti e occasioni.

Siamo ancora una start-up ma siamo in crescita e l’idea è quella di andare avanti tanto. Non abbiamo quasi mai fatto pushing commerciale; andiamo in giro, ci vedono, ci conoscono, facciamo orientamento gratuito e diventiamo la presentazione commerciale di noi stessi. Penso che la cosa migliore per chiunque voglia proporsi in quest’ambito sia coniugare alla pura attività di marketing il far vedere dal vivo che cosa si è capaci di fare.

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Leggi la seconda parte dell’intervista: Editoria 2.0 e le nuove professioni del web: intervista a Giulio Xhaet (Parte 2)

Immagini via Le Nuove Professioni del Web e research.usc.edu.

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Andrea Lettieri

Andrea Lettieri

Social Media & Digital Advertising Consultant at Freelance
Laureato in Letterature e Culture Europee, appassionato di Web 2.0 e di design grafico, consulente di comunicazione freelance in ambito Social Media e Digital Marketing. Digital Footprint: Twitter, LinkedIn, Facebook, Google+, Instagram.
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