Il ruolo di Twitter nelle proteste di Piazza Taksim in Turchia

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Da un’approfondita ricerca della New York University’s Social Media and Political Participation (SMaPP) emergono numeri impressionanti sul ruolo del caotico Twitter e dei Social Media nelle recenti proteste in Turchia.

Nel corso degli ultimi anni, il ruolo dei social media nella promozione, nell’organizzazione, e nella risposta alle proteste e alle rivoluzioni è stato un argomento piuttosto caldo. Da Occupy Wall Street alla primavera araba, i social media sono stati al centro di molte tra le più grandi dimostrazioni popolari del coinvolgimento politico. Le proteste in corso in Turchia si aggiungono a questo trend di crescita, e stanno contribuendo ad arricchire la nostra comprensione di come i social media possano influire sulla partecipazione popolare.

Una scena di protesta in Turchia

Le proteste sono iniziate nelle scorse settimane a Piazza Taksim, a Istanbul, in risposta ai piani del governo di abbattere lo spazio verde al centro della piazza e sostituirlo con un centro commerciale. Le manifestazioni si sono trasformate poi in una espressione più viscerale e generale del malcontento contro le politiche governative degli ultimi anni. Dura la risposta delle forze dell’ordine, che hanno sparato enormi quantità di gas lacrimogeni e spray al peperoncino in mezzo alla folla e distrutto le tende allestite dai manifestanti, lasciando diverse persone ferite e moltissime in stato di fermo. I manifestanti, dal canto loro, hanno cominciato a indossare maschere antigas artigianali, pur di continuare a protestare in strada.

La risposta e il ruolo dei social media nelle proteste di Piazza Taksim sono stati fenomenali. A oggi si contano oltre 2 milioni di tweets che fanno riferimento agli hashtags legati alla protesta, come ad esempio # direngezipark? (950.000 tweets), # occupygezi (170.000 tweets) o # geziparki (50.000 tweet). L’attività su Twitter è stata costante per tutto il giorno di Venerdì 31 maggio; anche dopo la mezzanotte più di 3.000 tweets circa la protesta sono stati pubblicati ogni minuto.

Ciò che rende unico questo particolare caso è come Twitter viene utilizzato per diffondere informazioni sulle manifestazioni da terra. A differenza di altri moti recenti, circa il 90 per cento di tutti i tweet geolocalizzati sono provenienti da dentro la Turchia, e il 50 per cento da dentro Istanbul. In confronto, Starbird ha stimato che solo il 30 per cento di quelli inviati durante la rivoluzione egiziana erano in realtà nel paese. Inoltre, circa il 88 per cento dei tweets sono in turco, il che suggerisce che il pubblico dei tweets siano altri cittadini turchi.

Questi numeri sono stati raggiunti nonostante esistano rapporti secondo i quali la rete 3G sarebbe disattivata in gran parte della zona interessata. Alcuni negozi hanno rimosso la sicurezza dalle reti WiFi per consentire l’accesso a internet, ma quasi certamente il segnale ridotto ha influenzato il flusso dei tweets.

Lo straordinario numero di tweet è connesso in parte ad un fenomeno che sta emergendo in risposta ad una percepita mancanza di copertura mediatica nazionale. Insoddisfatti dalla copertura dei media tradizionali, che è stata quasi inesistente in Turchia, i manifestanti hanno cominciato a seguire in diretta le proteste attraverso i propri smartphone. Questo, insieme con i recenti articoli sui mezzi di informazione occidentali, è diventato una delle principali fonti di informazioni sugli eventi di questa settimana. I manifestanti hanno incoraggiato i turchi a spegnere i loro televisori in segno di protesta, promuovendo l’hashtag # BugünTelevizyonlar? Kapat (letteralmente, “spegnere i televisori oggi”), che è stato utilizzato in più di 50.000 tweets finora.

Ciò che questa tendenza suggerisce è che i manifestanti turchi stiano sostituendo la tradizionale informazione sulla protesta esprimendosi attraverso i social media. Laddove le vecchie forme di ricerca e diffusione delle notizie non sono riuscite a catturare pienamente l’intensità delle manifestazioni, o non hanno chiarito le motivazioni della folla, i social media hanno fornito ai partecipanti un meccanismo attraverso il quale non solo è possibile comunicare e scambiare informazioni con gli altri, ma anche prendere di fatto il posto dei media più tradizionali. Inoltre la documentazione ricavata da molteplici fonti in forum pubblici serve a fornire una descrizione più accurata degli avvenimenti nel momento stesso in cui si svolgono. Certamente è impressionante registrare il potenziale dei social media nel superare le barriere alla diffusione delle informazioni e delle motivazioni che hanno dato via alle proteste.

Fonte: aljazeera.com

Immagini via: Alan Hildtch

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Andrea Lettieri

Andrea Lettieri

Social Media & Digital Advertising Consultant at Freelance
Laureato in Letterature e Culture Europee, appassionato di Web 2.0 e di design grafico, consulente di comunicazione freelance in ambito Social Media e Digital Marketing. Digital Footprint: Twitter, LinkedIn, Facebook, Google+, Instagram.
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Andrea Lettieri

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